Il codice del lupo
Quello che non dicevamo ad alta voce ma che sapevamo già di essere.
C’è qualcosa che non torna quando parliamo dei lupi.
Ci hanno insegnato a temerli, a considerarli solitari, pericolosi, imprevedibili.
Ma il lupo non è questo o, almeno, non è solo questo.
Il lupo è una delle forme più evolute di equilibrio tra indipendenza e appartenenza.
E forse è proprio questo che ci mette a disagio: ci costringe a guardarci dentro.
“Ho sempre amato i lupi, animali meravigliosi, selvatici e pieni di valori.”
Quando ero alle superiori, io e la mia socia avevamo un quaderno, non uno qualsiasi, era il nostro spazio segreto.
Un luogo dove finivano tutte le cose che non ci potevamo dire durante le ore di lezione, parole trattenute, emozioni acerbe, pensieri che avevano bisogno di uscire ma non ancora pronti ad essere esposti.
Scrivevamo tutto, senza filtri e poi, al cambio dell’ora, ce lo passavamo.
Dentro quel quaderno c’era la vita prima della vita: episodi, risate, le prime cotte, i momenti fuori da scuola che sapevano di libertà, i sogni, quelli grandi, quelli ingenui, quelli veri.
E la mia cotta, sul quel quaderno, aveva un nome in codice: Lupo
Se quel quaderno fosse finito nelle mani sbagliate, eravamo al sicuro, privacy garantita, possiamo dire che ci siamo allineate alle attuali norme vigenti su questo tema già in tenera età.
Ma oggi, ripensando a quel ricordo, mi accorgo che non era solo protezione, era già una forma di consapevolezza perché scegliamo sempre simboli che ci rappresentano, anche quando non lo sappiamo.
Il lupo non è una scelta casuale.
Il lupo è presenza silenziosa, non ha bisogno di fare rumore per esistere, è lealtà profonda. Il branco non è un gruppo qualsiasi: è struttura, è fiducia, è responsabilità reciproca.
È istinto che non tradisce, non si scollega da sé per piacere agli altri e soprattutto, il lupo ha una caratteristica che spesso dimentichiamo: sa stare e sa andarsene.
Questa è una delle lezioni più difficili da integrare nella vita adulta.
Perché nessuno ci insegna davvero a riconoscere il momento giusto.
Restiamo in relazioni, lavori, contesti molto oltre il tempo in cui ci rappresentano davvero, non perché non sentiamo ma perché mettiamo in dubbio quello che sentiamo.
Ci diciamo:
“forse sto esagerando”
“forse dovrei resistere di più”
“forse è solo un momento”E intanto ci allontaniamo da noi.
Il lupo, invece, non si tradisce.
Non resta per paura di perdere qualcosa, non resta per abitudine, non resta per compiacere, resta quando riconosce e, quando non si riconosce più, si muove.
Lo fa senza rumore, senza bisogno di spiegare troppo e senza giustificarsi. Questa non è fuga, è identità.
C’è un altro aspetto del lupo che mi ha sempre affascinato.
Non è importante solo il branco, è la qualità del branco che fa la differenza.
Non tutti i lupi sono uguali, non tutti i branchi funzionano e questo, se ci pensi, vale esattamente anche per noi.
Non tutte le relazioni nutrono, non tutte le connessioni sono profonde, non tutte le persone che abbiamo intorno sono “le nostre persone”.
E allora iniziamo a fare una cosa pericolosa: ci adattiamo.
Abbassiamo il tono della nostra voce, riduciamo i nostri bisogni e smussiamo le parti più vere di noi per restare.
Ma a che prezzo facciamo tutto questo? Ogni volta che scegli di restare in un contesto che non ti rispecchia, stai lentamente smettendo di riconoscerti e non succede in modo evidente, succede piano, quasi senza accorgertene, fino a quando un giorno ti fermi e pensi:
“Quando ho iniziato a essere meno me?”
Forse è per questo che quel “Lupo” nel quaderno non era solo una cotta.
Era una proiezione, di forza, di autenticità, di libertà, di quella parte di me che stava già cercando di emergere.
Oggi quel quaderno non c’è più ma se ci penso, era uno degli spazi più veri che avevo.
Perché lì dentro non dovevo dimostrare nulla, non dovevo essere coerente con un’immagine, non dovevo piacere, potevo semplicemente essere.
E forse è proprio questo che manca oggi a molte persone: uno spazio in cui essere senza doversi spiegare.
Allora forse il punto non è diventare “come un lupo” ma ricordarsi che una parte di noi lo è già.
Ogni volta che senti chiaramente qualcosa ma lo metti in discussione.
Ogni volta che sai che è finita ma resti.
Ogni volta che vorresti scegliere te, ma rimandi.
Lì, in quel punto preciso, c’è il tuo istinto.
E l’istinto, quando è pulito, non è mai contro di te, è solo che non sempre abbiamo il coraggio di seguirlo.
Ti lascio con una domanda, di quelle che non servono per rispondere subito:
Dove stai scegliendo di restare anche se dentro di te senti che è già tempo di andare?
E ancora:
In quale branco stai cercando di appartenere, quando forse è il momento di cambiare direzione?
Se questa newsletter ti ha smosso qualcosa, non tenerla per te.
Condividila con qualcuno che senti “del tuo branco” oppure scrivimi.
A volte basta una conversazione giusta per rimettersi in ascolto di sé.
Come sempre vi lascio qualche consiglio di lettura, ascolto e visione, nella speranza che questo possa essere uno spazio che vi accompagna nelle vostre riflessioni
📚 Donne che corrono coi lupi — Clarissa Pinkola Estés
Un libro quasi iniziatico. Parla dell’istinto femminile, della parte selvaggia che troppo spesso addomestichiamo per essere accettate. Non è un libro da leggere velocemente. È un libro da attraversare.
📚 Nelle terre estreme (Into the Wild) — Jon Krakauer
La storia vera di Christopher McCandless. Un viaggio che parla di libertà, identità e del bisogno profondissimo di trovare sé stessi lontano dal rumore.
🎬 Balla coi lupi — regia di Kevin Costner
Un film che parla di appartenenza, connessione con la natura e trasformazione interiore. E di quanto spesso definiamo “selvaggio” ciò che non comprendiamo davvero.
🎬 Captain Fantastic — regia di Matt Ross
Per chi si è sentito almeno una volta fuori posto dentro un sistema che non gli somigliava più.
🎵 Sally - Vasco Rossi
Perché certe persone sopravvivono a sé stesse tante volte prima di tornare davvero vive.
🎵 The Nights — Avicii
Per ricordarti che la vita non si misura solo in sicurezza, ma anche in storie da raccontare.
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Nel mese di aprile ho spedito 4 lettere e mi sono divertita a farlo e a ricevere le parole di chi mi ha scelta per questo progetto. Aspetto te ora…



